February 18, 2008
abbastanza ma purtroppo Tokyo divora ogni ora del giorno.
Viaggiare in Giappone è certamente diverso, immersivo, alienante ma anche un pò pericoloso non certo per l’incolumità fisica ma per i nostri abiti.
Mangiare con le bacchette, dalla delicata funzione indicatrice (come osservava Barthes), può essere una difficile e sbrodolante esperienza. Ecco una lista di pericolosità:

Udon*****
Grado di pericolosità massimo per gli spaghettoni in brodo. Nemmeno il cucchiaio vi salverà. Sconsigliati se siete in una cena di lavoro.
Soba***
Dipende se li mangiate in brodo (meno complicati degli udon ma da non sottovalutare) oppure freddi.
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Posted by giacomo
December 18, 2007
Ogni cucina ha più o meno la stessa struttura: cibi per insaporire e cibi per calmare la fame. Mi chiedono spesso se mangio molto riso. Se la domanda è posta da italiani bisogna rispondere: “Sì, ma qui il riso è come la pasta… però la pasta è un’altra cosa” ( con un tono leggermente nostalgico perchè non si può che ammettere l’inferiorità del cibo straniero).
Quindi la relazione pasta/riso sembra chiara ma la polenta?
Qual’è il corrispettivo giapponese della polenta?

La polenta è un cibo che solitamente non entusiasma gli stranieri perchè troppo legato ai ricordi infantili. La sua bontà sta nei ricordi non nel gusto. La polenta è la madeleine del nord italia. Riempie ma dopo poco tempo sparisce dallo stomaco. La si mangia in tutti i modi con carne,pesce, salumi, formaggi ma il migliore rimane il più umile: polenta e latte. La polenta deve essere bollente, fatta in casa, con un soupcon di gusto di bruciato.
La polenta è educata (quando si riempie la pentola di acqua si stacca da sola), esigente (quando non si mescola abbastanza brontola) e tiene sempre un basso profilo.
Non confondiamola con quella in busta, già pronta, già fatta, già saporita, idrorepellente, igienica, giallina, insipida, molliccia.

Ma come trovare una cosa del genere in Giappone?
Forse la cosa più simile sono i mochi (si pronuncia moci) le tortine di riso.
Hanno molte cose in comune: non entusiasmano, si possono cucinare in mille modi, si gonfiano, devono essere mangiati con qualche condimento a meno che non si voglia essere invasi da una infinita mestizia.
Ma i mochi hanno una qualità che alla polenta manca: una volta cotti sono filanti, un pò appiccicosi così da poter essere utili in mille modi nel caso in cui non piacessero.
E quindi ancora una volta l’oriente mostra la sua coesione sia essa tra igranuli di un mochi o tra gli impiegati di un’azienda o tra i cittadini di una città
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Posted by giacomo