While I am reading The ethical function of Architecture by Karsten Harries a quotation grabs my attention :
An authentic person always has time.
Heidegger, Sein un Zeit, 7th ed. (Tuebingen: Niemeyer,19553) p.410.
While I am reading The ethical function of Architecture by Karsten Harries a quotation grabs my attention :
An authentic person always has time.
Heidegger, Sein un Zeit, 7th ed. (Tuebingen: Niemeyer,19553) p.410.
Incuriosisce spesso sentire dopo ogni nome (o quasi) la postposizione SAN. Ora che ci ho capito qualcosa faccio rapporto:
come il bel libro che Emanuele-kun mi ha portato spiega, ( La sociatà giapponese, Chie Nakane, ed. Cortina) la società giapponese ha struttura prevalentemente verticale (osservazione questa che si può fare anche senza leggere il libro, ma Nakane-san lo spiega meglio).
In ogni situazione ci si trova quindi prevalentemente in rapporti uno a uno in cui a seconda del ruolo che ciascuno ha (Nakane-san definisce ciò attributo) si instaura un rapporto tra le due persone. Detto questo i risultati sono i seguenti:
-se vi rivolgete a qualcuno di ruolo superiore, più anziano o comunque una persona a cui dovete rispetto (senpai) userete l’appellativo “san”.
-in caso vi rivolgiate ad una persona più giovane, di minor grado… (kohai)si usa “kun”
-nel caso di pari grado (dooryoo) nessun appellativo.
Ultima osservazione: i giapponesi sono soliti chiamarsi per cognome. Solamente tra familiari e amici d’infanzia si usa il proprio nome.
Capita quasi sempre al primo incontro con una persona, che dopo alcuni minuti di conversazione vi venga chiesta l’età che, insieme al ruolo che ricoprite in quella situazione, definisce la vostra posizione nel gruppo in cui vi state trovando.